Quando la capitale della moda era Palermo =di Sandra Vita Guddo

 

QUANDO LA CAPITALE DELLA MODA ERA PALERMO

 

C’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui la capitale della moda era il capoluogo siciliano. Anzi, stando a quanto scrive Charles Didier (1805/1864) nel suo reportage di viaggi “La Sicilia Pittoresca”, Palermo era la città del lusso che poi sarebbe diventata anche la capitale europea del Liberty.

Nel periodo della “Belle Époque” la città diviene meta di viaggiatori stranieri ma anche dell’alta borghesia e di teste coronate che, attratti dal clima mite e dal fascino di una città proverbialmente accogliente, trascorrono a Palermo lunghi periodi.

La vita mondana diventa intensa grazie alla presenza di famiglie il cui prestigio è noto non soltanto in Italia ma nell’intera Europa e oltre. Stiamo parlando di famiglie il cui potere finanziario era alla base dell’economia locale, quali la famiglia dei Whitaker, i Mazzarino, i Trabia, gli Scalea, i Tasca e, ovviamente, i Florio. La protagonista del jet set internazionale è proprio Lei: Donna Franca Florio. Una creatura bellissima, colta eraffinata, simbolo di fascino e femminilità. di eleganza e glamour, invidiata e corteggiata da uomini potenti e famosi. Celebre il dipinto del pittore Giovanni Boldini che ritrae Donna Franca con un sontuoso abito intarsiato in seta di velluto nero su cui spicca la lunga collana di perle, regalo del marito Ignazio.

Un tempo dorato in cui Palermo e tutta la Sicilia erano come percorsi da un brivido di rinnovamento, da un fervore di modernità, dalla voglia di vivere intensamente e di abbandonarsi, con spirito dionisiaco, al principio del piacere. Un vento leggero, come profumato libeccio, portava con sé uno stato di benessere che l’isola non conosceva da tempi immemorabili e abbracciava lungo il suo percorso tutti i settori: dal sistema produttivo – industriale a quello artistico e culturale, compresa la moda.

Le dame sfoggiavano abiti pregiati, vere e proprie opere d’arte frutto della creatività delle maestranze sartoriali a cui si affiancavano lussuosi negozi di scarpe e borse, di guanti e cappelli e, a dispetto del clima mite della Sicilia, si faceva strada anche la moda delle pellicce pregiate ed esotiche,

Negozi storici, come il calzaturificio Spatafora “made in Palermo” che al massimo del suo splendore contava circa 450 impiegati, si affacciavano con le loro vetrine scintillanti in via Maqueda e in via Ruggero Settimo. Negozi di tessuti e di sete con le più incredibili varietà di colori e fantasie erano pronte a concorrere con le migliori boutiques e con l’alta moda francese.

Tutto questo lusso per servire una clientela sempre più vasta ed esigente di uomini e donne che partecipavano a feste e ricevimenti mondani, che frequentavano i salotti delle più importanti famiglie del tempo. Vestirsi alla moda era diventata, dunque, un’esigenza ineludibile anche solo per fare una passeggiata lungo il viale della Libertà o alla Marina e, a maggior ragione, se si doveva andare a teatro.

E Palermo disponeva di importanti teatri, tra cui quello del Politeama e del Massimo che venne costruito e poi inaugurato nel 1897 per volontà di Ignazio Florio. Egli voleva regalare alla sua città un teatro che ne fosse degno, al pari delle altre grandi capitali europee come Parigi e Vienna.

Tutto questo, in un tempo neanche troppo lontano!

 

SANDRA GUDDO

Giugno 2021

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