AMO IL CHIAROSCURO di SANDRA GUDDO- rec. CINZIA ROMANO LA DUCA

Leggendo il titolo di questa raccolta di versi, mi viene in mente un libro di Marco Versiero su Leonardo e i suoi disegni “Leonardo in chiaroscuro” (IL RIO Edizioni) i cui disegni sono un capolavoro di luci e ombre o di Rembrandt e la sua tecnica di illuminazione particolare incentrata sul cosiddetto “Triangolo” o Caravaggio la cui vita come le opere sono state un alternarsi di luci e ombre.

Vi domanderete che cosa c’entra. Da sempre il linguaggio dell’arte si è confrontato con la pittura e la scrittura e l’una ha ottenuto informazioni dall’altra in un gioco di riflessi e colori che hanno dato consistenza percettiva all’opera nella pittura e alla parola nella scrittura. Stretto rapporto quindi tra letteratura e arti visive.

Sandra Guddo titola la sua silloge “Amo il chiaroscuro”proprio a voler significare tutte le sfumature che mettono in risalto personaggi, immagini, sfere affettive e percezioni in un contrasto di toni che lascia un segno tangibile mirante a riflessioni personali e sociali. Un accostamento immediato è quello con la Generazione del 27, un gruppo di poeti spagnoli, tendenti al superamento di vecchi modelli espressivi a favore di un rinnovamento del linguaggio poetico e alla condivisione delle stesse esperienze in campo politico. Una generazione poetica che oscilla tra la poesia emozionale e sentimentale e una poetica di sicuro impegno sociale. La poetica di Sandra Guddo oscilla tra questi due poli risultando infine una poesia intimista, resa liquida a causa della fragilità dei sentimenti e al contempo rivolta ai problemi più urgenti della società globalizzata.

Si evince da questa silloge poetica che l’esperienza della scrittrice è cresciuta nel tempo fino a raggiungere la consapevolezza di voler trasmettere le sue piccole e grandi scoperte conquistate con la conoscenza del bello, attraverso diversi sentieri esperienziali e percorsi di sentimenti contrastanti.

Si avverte pure il desiderio di voler superare alcune sofferenze dell’anima per raggiungere una stabilità emotiva sia nei versi autobiografici che nei versi dedicati ad altri.

La curiosità per tutto ciò che la circonda la fa viaggiare tra l’essenza di un pensiero ritrovato e una sfida con sé stessa. Ed ecco che i suoi versi diventano musica, spaziando tra poesia emozionale, impegno sociale e misticismo quotidiano.

Il suo obiettivo è trasmettere un preciso significato che esula da varie o semplici chiavi di lettura. Ogni parola nei suoi versi è calibrata e mirata. Non vuole essere scoperta nella sua diligenza ma vuole dare di sé l’immagine della donna che è diventata attraverso i sentieri della gioia, del dolore, della tenacia, della ricerca culturale e dell’approfondimento dei rapporti umani, in un percorso di “chiaroscuro” dove albeggiano novità culturali e tramontano schemi superati.

Tutto questo si ripercuote nei suoi versi con determinazione e nello stesso tempo con garbo ammaliante e spesso con autoironia intelligente.

Anche il suo concetto di amicizia leale e sincera la porta ad essere esplicita nei suoi versi, in un circuito progettuale che, anche se a volte sfiora il sogno, racchiude significati pieni di mistero, spesso surreali: mistero come riferimento culturale, surreale come codice personalizzato.

La silloge si compone di quattro gruppi di poesie tutte molto intense ma io ho scelto di soffermarmi sui primi due gruppi.

1. DELLE DONNE

In questo primo gruppo di versi, bisogna immergersi nel suo mare di luci ed ombre in una continua altalena di sfumature che Sandra non descrive ma lascia percepire con sensazioni e immagini in un linguaggio chiaro che diventa proprio.

Ecco che affondi consapevole nel suo realismo cinico “…anche se verrà non ha doni da

offrirti/ soltanto sesso e un gelido egoismo.” (da Egoismo) “…ma presto qualcuno ti sveglierà dai tuoi sogni di bellezza, di amore e libertà.” (da Danza) o nelle sue tenere descrizioni “Non sono bella come ti aspettavi… ho poco da offrirti, la cena riscaldata e il letto freddo...” (da Non sono bella) o nei versi di La Valigia, dove da un inizio quasi saltellante e canterino ci si ritrova nell’amara considerazione dell’esistenza di un profondo malessere “troppo di tutto per nascondere il vuoto che lacera la mia anima.”

Non manca poi di un certo romanticismo provocatorio e capriccioso quasi a farti intendere che nei suoi versi c’è molto altro che devi immaginare rapportandoti alle tue personali esperienze: “sali sulla mia moto roboante/ti porterò in sella al mio piacere/ … fammi volare sul missile argentato/ … per atterrare sulla luna degli amanti.

In Sandra vi è anche una fragilità composta in un cuore bambino che in Cristalli e in Vino emerge delicatamente e piacevolmente; e vi è anche un bisogno di razionalizzazione degli eventi per superare le delusioni: in Senza te, conclude “era meglio ieri quando non conoscevo le pene dell’amore.” Un piccolo capolavoro è Mare Grosso. “Sono paralizzata … vorrei andare/ subito o forse domani mattina/ ma la paura, senza la sua potente presa/ mi strega e mi trattiene. La paura di te mi trasforma/ e fa di me un’ombra senza adrenalina.”

Qui il suo impegno sociale urla con determinazione il perpetuarsi di un assoggettamento psicologico della protagonista al suo uomo fino ad essere incapace di vivere una propria vita o fare delle scelte. Esprime in maniera coinvolgente il concetto di violenza psicologica e di protezione malata.

2. DEI GIOVANI

Si deve scivolare silenziosi tra i versi dedicati ai giovani per avvertire il monito, l’apprensione e il disagio di questi ultimi, nonché l’incapacità e il fallimento della generazione genitoriale.

Essendo stata per molti anni a contatto con i giovani ne ha respirato i reali bisogni “Ti guardo ma non mi vedi, ti parlo non mi ascolti...” (da Incomprensione Generazionale) ne ha percepito i profondi disagi “ti muovi dinoccolato dentro i tuoi anfibi” e ne ha intuito le scelte di comodo “forse perché la realtà virtuale/ è più accettabile di quella reale” (da Virtuale). In Quarto Comandamento, dove l’estremizzazione è voluta, vuole scuotere le coscienze verso un forzato riscatto; quasi a volere responsabilizzare chi dovrebbe vegliare sui ragazzi e nello stesso tempo offrire una complicità illusoria al malcapitato. Una catarsi dell’anoressia, una purificazione con il sacrificio dei genitori come capro espiatorio. “…osserva il quarto comandamento: colpisci tua madre e tuo padre/ ma onora l’anoressia...”.

E non mancano le difese serrate a favore dei giovani che non sono solo “apatici e rammolliti …” ma “sfilano per la pace e l’ambiente/ vi sembra niente?”. da (Babele) .

Spesso li si accusa di non avere ideali, di essere vuoti senza progetti. Sandra, tra luci ed ombre. sottolinea che i giovani hanno molto da insegnarci, bisogna solo saperli ascoltare. Bisogna cercare di capire il loro linguaggio.

In Sorbetto al limone ci fa respirare la solitudine e l’amarezza di vivere nell’indigenza rinunciando anche all’amore “…camerieri sudati/ con i pugni serrati/ come me, a tirare avanti/ quest’assurda esistenza” e ancora “non avevo da offrirti/ una vita agiata.

L’ultima poesia di questo gruppo è dedicata al piccolo Giuseppe Di Matteo con la sensibilità e la rabbia di una madre devastata da un atto di ferocia imperdonabile “L’acido gli ha sciolto le ciglia/ gli ha disfatto le viscere/ gli ha corroso la gola/ lo ha ridotto in poltiglia”.

Sandra è un grande direttore d’orchestra che sa abilmente dialogare con i vari strumenti attraverso la sua cultura e la sua sensibilità, creando una serie di armonie poetiche in continua evoluzione, finalizzate ad un vivere universale e alla comprensione dell’animo umano.

 

 

Cinzia Romano La Duca

febbraio 2020