LIBERAMENTE di CINZIA ROMANO rec. a cura di ANNAMARIA AMITRANO

LIBERAMENTE di Cinzia Romano La Duca

Liberamente: arbitrio e avventura artistica nella poesia di Cinzia Romano

Di Annamaria Amitrano

In primis, mi piace sottolineare come per comprendere, appieno, il senso dell’ultima Silloge poetica di Cinzia Romano, Liberamente, si debba partire proprio dal titolo. Una preziosità che segnala sia l’ossimoro libera “mente” // mente “libera”, come contrasto tra razionalità ed emozione; sia l’avverbio liberamente, lemma che di fatto profila la personalità dell’Autrice in grado di esprimersi con spirito libero, in una pluralità di linguaggi: dalla poesia alla pittura, dalla musica al canto. Una creatività artistica rappresentativa fatta di curiosità, stupore, bellezza e conoscenza; ricerca di sé, maturata, nel tempo, e vissuta – come dice la stessa poetessa – attraverso un percorso lungo e difficile tra esplorazioni, azzardi, tentativi e rischio.

In altri termini, una vita di difficoltà e di contrasto condotta oltre il conformismo e i comportamenti prevalenti; sicché la sua poesia segna i meme che hanno caratterizzato la sua esperienza, vissuta senza rimpianti: <<… Si ha paura // Del nuovo // Del rischio // Dell’inaspettato ma se tutto ciò // Ti fa // Camminare // Verso // Amalo // Senza ritorni! >> (p.15).

In senso stretto, queste poesie di Cinzia rimandano alle contraddizioni del suo cuore e della sua mente; entrambi protagonisti del suo vivere: il primo catturato da un amore profondo e trasgressivo che “confonde la ragione”; la seconda impegnata a dipanare una realtà percepita come un limite da dover continuamente superare. Sicché, se bisogna permettere alla propria sensibilità di vagare, augurandosi di dar corpo ai propri pensieri: <<L’anima // Crea spazi per volare // Illumina il tuo sguardo // Rinnova // I tuoi giorni // Scatena // Emozioni libere >> (Quando p.16); nel contempo, bisogna aspettarsi che la ragione ponga argine ad ansie e timori circa l’effettiva praticabilità di tali desideri. Nel caos dei pensieri, quando il cuore è in subbuglio, la mente sospesa e la vertigine del passato / presente, stordisce fino allo sfinimento; l’augurio che Cinzia rivolge a se stessa, è quello di un fato benevolo che possa proteggere affetti ed emozioni, progetti e conoscenze, in modo da preservare la sua capacità di esprimersi, rimanendo fedele a se stessa, senza accettare “l’irreversibile”: <<Prenditi cura di me // Misterioso fato // Seguimi / Nella scelta // degli affetti // Non farmi amare ciò che non devo amare. // Non lasciare / che le mie paure // rendano incerti i miei passi >>. (Prenditi cura di me, pp. 25-26).

L’idea che sorregge la poetessa è che nella vita di ognuno, lo scorrere del divenire proponga un attimo irripetibile come incipit di scelte fondamentali, per le quali è necessario combattere e mettersi in gioco.

Orbene, c’è da chiedersi: quale è questo attimo irripetibile che ha segnato indelebilmente la vita di Cinzia Romano?

È stato – come lei stessa dice –  l’incontro con l’uomo, che poi, diventerà il suo compagno di vita. Esemplare in tal senso l’interrogativo << Occhi chiari dove sei? >> (p.37). Punto di domanda che regge, di fatto, tutta la composizione di Liberamente perché, in questa Silloge, la relazione amorosa performa tutta l’espressione poetica, senza pudicizia e senza veli, e, dà conto a quella passione che la infiamma; la ammalia; la avvolge, in pieno stile dannunziano: <<… L’incanto è nel vento dei desideri // E risveglia in me // Questa voglia di vederti // Svaniscono immagini // In un giro di giostra // Ma io // Libera nel tempo // Cerco complicità in giochi audaci // Senza pause // … E il pudore scivola nel lago dei segreti nascosti …>> (Libera p. 37). 

Però va detto che se è vero come è vero che la poetessa vede la sua vita come un interminabile “mosaico di pezzi dispersi”; ciò non le impedisce di percepire con lucida consapevolezza il rischio di una tale scelta intrisa di fragilità e di incertezza; <<… I pezzi perduti // Non si recuperano // Non cercherò // Nel passato // Creerò nuove speranze // Per nuovi traguardi …>> (La mia vita?, pp.39-40).

L’amore va, torna, si allontana. La relazione porta con sé paura e inquietudine. Si saprà resistere a questo gioco senza il rischio che l’Io si disperda?

È bene precisare a questo punto come poesie quali: Amami sempre (p.43); Si ricompone (p.44); Per un attimo (p.45); Come vuoi tu (pp. 46-47); segnino la punta di un iceberg emotivo con la certezza di avere scelto l’unica strada plausibile per nutrire la propria humanitas, che è quella di una capacità di amare e di sentirsi amati, quale metro per comprendere il mondo, l’universo, il senso di una vita che deve essere eunomica, gioiosa e felice: <<… Il respiro // Dopo l’affanno // Un urlo a singhiozzo… // La mia mano // È aggrappata // Al tuo cuore … // Mi trascini via // Mi sorridi // Mi riporti alla vita…>> (Sogno?, p.66).

È palese in questa Raccolta di poesie il richiamo ad un universalismo umanistico, quale prerequisito per ottemperare scelte di reciprocità, di dialogo, vuoi tra persone, vuoi tra culture; e così per sopravvivere in un mondo in cui l’Uomo appare sperduto, incapace di ascoltare la melodia della sua anima: <<… Gli uomini // Camminano eretti // Ma spesso sono belve in piedi! … L’Uomo ha perso // Il senso dell’uomo! // Vaga tra massi lisci // E strade erte //…. Ha perso la melodia della sua anima // Ha smarrito la sua essenza! // (Sperduto p.72) >>.

Nel mondo di Cinzia, invece, la musica è libertà; la poesia ha ali di seta; la pittura crea sulla tela la vita che racchiude amore e dolore. Senza arte e senza artisti, l’uomo si spegne perché il linguaggio dell’anima non può che essere un’avventura artistica.

La poesia di Cinzia riporta, dunque, al presente, ciò che ha rappresentato il “villaggio” della sua memoria; ripreso, però, senza rovine e senza melanconie: <<Momenti… // Solo momenti… // Sembra che il tempo // Scorra più // In fretta… Inizia il tuo labirinto // … Urlano i sensi // Salti sui desideri //… Non ti fai sopraffare // Sorpassi il tempo // E ricominci a correre… // In punta di piedi >> (Momenti, p.88-89).

Un linguaggio poetico che esprime, tutto sommato, il bello del vivere in quanto è trama di come si debba lottare per realizzare i propri sogni. Ciò spiega, anche, come mai le sue poesie siano in realtà acronologiche in quanto istantanee di un passato che, continuamente rifondato, riporta in chiaro gli “amorosi sensi” vissuti in gioventù, ma mai dispersi.

L’idea che sorregge la poetessa è che nella vita di ognuno, lo scorrere del divenire proponga un attimo irripetibile come incipit di scelte fondamentali, per le quali è necessario combattere e mettersi in gioco.

Orbene, c’è da chiedersi: quale è questo attimo irripetibile che ha segnato indelebilmente la vita di Cinzia Romano?

È stato – come lei stessa dice –  l’incontro con l’uomo, che poi, diventerà il suo compagno di vita. Esemplare in tal senso l’interrogativo << Occhi chiari dove sei? >> (p.37). Punto di domanda che regge, di fatto, tutta la composizione di Liberamente perché, in questa Silloge, la relazione amorosa performa tutta l’espressione poetica, senza pudicizia e senza veli, e, dà conto a quella passione che la infiamma; la ammalia; la avvolge, in pieno stile dannunziano: <<… L’incanto è nel vento dei desideri // E risveglia in me // Questa voglia di vederti // Svaniscono immagini // In un giro di giostra // Ma io // Libera nel tempo // Cerco complicità in giochi audaci // Senza pause // … E il pudore scivola nel lago dei segreti nascosti …>> (Libera p. 37). 

Però va detto che se è vero come è vero che la poetessa vede la sua vita come un interminabile “mosaico di pezzi dispersi”; ciò non le impedisce di percepire con lucida consapevolezza il rischio di una tale scelta intrisa di fragilità e di incertezza; <<… I pezzi perduti // Non si recuperano // Non cercherò // Nel passato // Creerò nuove speranze // Per nuovi traguardi …>> (La mia vita?, pp.39-40).

L’amore va, torna, si allontana. La relazione porta con sé paura e inquietudine. Si saprà resistere a questo gioco senza il rischio che l’Io si disperda?

È bene precisare a questo punto come poesie quali: Amami sempre (p.43); Si ricompone (p.44); Per un attimo (p.45); Come vuoi tu (pp. 46-47); segnino la punta di un iceberg emotivo con la certezza di avere scelto l’unica strada plausibile per nutrire la propria humanitas, che è quella di una capacità di amare e di sentirsi amati, quale metro per comprendere il mondo, l’universo, il senso di una vita che deve essere eunomica, gioiosa e felice: <<… Il respiro // Dopo l’affanno // Un urlo a singhiozzo… // La mia mano // È aggrappata // Al tuo cuore … // Mi trascini via // Mi sorridi // Mi riporti alla vita…>> (Sogno?, p.66).

È palese in questa Raccolta di poesie il richiamo ad un universalismo umanistico, quale prerequisito per ottemperare scelte di reciprocità, di dialogo, vuoi tra persone, vuoi tra culture; e così per sopravvivere in un mondo in cui l’Uomo appare sperduto, incapace di ascoltare la melodia della sua anima: <<… Gli uomini // Camminano eretti // Ma spesso sono belve in piedi! … L’Uomo ha perso // Il senso dell’uomo! // Vaga tra massi lisci // E strade erte //…. Ha perso la melodia della sua anima // Ha smarrito la sua essenza! // (Sperduto p.72) >>.

Nel mondo di Cinzia, invece, la musica è libertà; la poesia ha ali di seta; la pittura crea sulla tela la vita che racchiude amore e dolore. Senza arte e senza artisti, l’uomo si spegne perché il linguaggio dell’anima non può che essere un’avventura artistica.

La poesia di Cinzia riporta, dunque, al presente, ciò che ha rappresentato il “villaggio” della sua memoria; ripreso, però, senza rovine e senza melanconie: <<Momenti… // Solo momenti… // Sembra che il tempo // Scorra più // In fretta… Inizia il tuo labirinto // … Urlano i sensi // Salti sui desideri //… Non ti fai sopraffare // Sorpassi il tempo // E ricominci a correre… // In punta di piedi >> (Momenti, p.88-89).

Un linguaggio poetico che esprime, tutto sommato, il bello del vivere in quanto è trama di come si debba lottare per realizzare i propri sogni. Ciò spiega, anche, come mai le sue poesie siano in realtà acronologiche in quanto istantanee di un passato che, continuamente rifondato, riporta in chiaro gli “amorosi sensi” vissuti in gioventù, ma mai dispersi.

Va detto infine che con Cinzia e con il “tono” della sua poesia, ritorna peraltro l’ethos dei “Figli dei Fiori”; il sentire di quella Beat Generation di cui lei è stata partecipe,con il suo amore controcorrente, il suo pacifismo, la vitalità di un’energia cosmica che si esprimeva, appunto, nel bisogno di ritrovarsi così liberamente insieme; alla ricerca di un futuro, di una speranza, di una mutazione: di quel cambiamento che, poi, la Rivoluzione del 1968 avrebbe nel bene e nel male indelebilmente certificato.

Annamaria Amitrano