Profumo d’arance amare di Salvatore Leto = recens. Maria Cannella

Profumo d’arance amare

di Salvatore Leto

 

 

Recensione di Maria Cannella

 

 

  Il libro è ambientato in Sicilia ed emana un forte e carezzevole profumo di passato, vivo nel presente dello autore, e di Sicilia. Della sua bellezza e ricchezza con un sentore di amaro che ne offusca la luminosità.

Protagonista è una Baronessa di cui si conosce il nome solo alla fine :Maria Catena. Donna affascinante, agiata, vissuta da damina sotto la protezione ovattata del marito Barone da lui tradita con una sua amica. Rimasta vedova, si trova a dovere salvaguardare il patrimonio familiare e il figlio Gabriele dalla salute cagionevole, rivelando un carattere tutto d’un pezzo e fiero ma nello stesso tempo fragile. Attorno alla infelice Baronessa ruotano il succube figlio Gabriele , il fedele curatore dei beni di famiglia Don Casimiro, segretamente innamorato della Baronessa ma imprigionato dal suo ruolo , l’antagonista in amore ed amante appassionata del Barone :Maria Rita  e due religiosi sempre presenti nella buona società siciliana: Padre Fedele siciliano di vecchio stampo , espressione di una religiosità acquiescente  e Padre Serafino piemontese espressione di una religiosità più autentica e moderna.

 Tutti gli altri personaggi minori sono assai ossequiosi e fedeli agli schemi di una società conservatrice.

Descrizioni di ambienti, di odori e di personaggi appaiono in una dimensione onirica e quasi nostalgica.

E’ la Sicilia di Bagheria e non solo, quella  che è rimasta ferma nel cuore dell’autore con luci ed ombre.

I luoghi, i personaggi si succedono uno dopo l’altro con il ritmo di un film come se fossero immagini  di un sogno a volte dolce e carezzevole . Indizio ne è il dialetto usato con gusto viscerale e sensuale.

Psicologia ed umori dei personaggi sono frutto di ricordi rielaborati ed appartengono ad un caro mondo che fu, e non solo, in cui l’autore si immerge con eleganza ma anche con il desiderio di capire le dinamiche di una terra quella siciliana tanto affascinante e lussureggiante, di cui quasi la Baronessa è la metafora, ma dai tanti amari contrasti. Nell’analizzare, attraverso le vicende dei personaggi, il tessuto della società siciliana l’autore indaga sui rapporti tra passato e presente rintracciando la permanenza di valori e situazioni e solo tentativi di evoluzione . L’espediente letterario dell’io narrante nel racconto fa l’autore partecipe delle vicende per cui a volte traspare il dolore per una terra contorta in cui convivono valori antichi apprezzabili ed altri meno che resistono per un rigido ed ipocrita conservatorismo. Così Don Casimiro matura un desiderio di evolversi, di mollare, di non essere più fedele suddito di un sistema culturale, di scappare e di andare in America in una società più libera, ma è solo un tentativo di rivolta perché rimane intrappolato per devozione ed amore in un sistema che si perpetua pur nella differenza delle forme.

Il valore della famiglia, intesa nel senso strettamente patrimoniale, e quindi quello della salvaguardia dei beni familiari ed ancora quello del giudizio della gente si contrappongono spesso ai bisogni più autentici e profondi della persona. Tutti i personaggi rimangono fedeli in maniera ineluttabile agli schemi rigidi e conservativi.

Caldi e sensuali momenti ed intrecci amorosi, nascosti nelle alcove, coinvolgono  nobili e per dir così plebei con la stessa sofferenza e passione . Spezzano i freddi riti di una società rigida e conservatrice divenendo un aspetto peculiare ed autentico della sicilianità.

Alla fine,  dopo il matrimonio con la giovane rampante Fabiola,  u barunieddu Gabriele, rivelatosi sterile, muore ma lascia, non si sa come, un erede a cui naturalmente viene dato il nome di Armando come il nonno.

La morte du Barunieddu sembra prefigurare la fine di una società malata e  con la nascita del figlio Armando,  il sorgere di una nuova ma vecchie ed immutate sono le basi.

Il tempo passa, ma non cambia niente, sembra essere l’amara conclusione del racconto anche se sempre Don Casimiro fa ben sperare con la frase “ La gente , la gente,  chi se ne frega? Pensino quello che vogliono?”

Lo stile semplice ed il ritmo appassionante rende agevole ed intrigante la lettura del libro soprattutto per chi condivide amore e rabbia per questa nostra terra: la Sicilia.

Maria Cannella

Maggio 2019

 

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