L’imperfezione Perfetta di Antonella Vara== rec. Sandra V. Guddo

L’IMPERFEZIONE PERFETTA

DI ANTONELLA VARA

A cura di

SANDRA V. GUDDO

“L’imperfezione perfetta”, titolo che la poetessa Antonella Vara ha scelto per la sua opera, rappresenta l’ossimoro più calzante per racchiudere le oltre cinquanta liriche che la compongono. In essa infatti è possibile rintracciare la sintesi dell’esistenza umana che oscilla tra due poli in antitesi e si muove su due binari che corrono paralleli e sembrano destinati a non incrociarsi mai.

L’uomo non è solo materia né solo spirito: noi poveri mortali siamo anima e corpo insieme. Un’unità inscindibile che ci porta ad essere materialità e spiritualità, finito ed anelito all’infinito, che si agita dentro di noi in un doloroso conflitto. Una conflittualità che raggiunge talvolta una serena pacificazione con sé stessi e il mondo esterno ma che, troppo spesso, conduce l’uomo ad una discrasia che lo spinge a compiere gesti di pura follia e di inaudita ferocia che hanno la loro origine nell’alienazione dal Creato di cui facciamo parte. Ed è su questa tragica ma meravigliosa dicotomia che si scommette per la vittoria e si inizia una difficile partita dove ogni essere umano lotta tra due forze opposte che possono essere sintetizzate nelle due grandi categorie del Bene e del Male, della Luce e del Buio, della Imperfezione e della continua tensione morale verso la Perfezione.

In questo campo di azione e di ricerca, si muove tutta la lirica  di Antonella Vara che, attraverso i suoi versi limpidi e privi di sfarzosa retorica, si pone le eterne domande sul senso dell’esistere a cui tenta di dare risposta per ammansire l’inquietudine che la pervade e la tormenta e giungere finalmente a uno stadio di pacificazione con se stessa e con questo “ Povero mondo “ che si presenta  oscurato da “ Radicati pregiudizi/ di ombre e fantasmi/ imprigionano il volo,/paure celate/ accolgono solitudini,/di povertà e condanne/ in menti alienate.”

Ed è da questo caos interiore che prende vita la silloge della nostra Autrice che suddivide in quattro sezioni: Dolore e Nostalgia, Amore e Piacere, Inganno e Illusione, Terra e Arcobaleno. Ognuna di esse interpreta i vari stadi dell’esistenza che percorrono percezioni, sentimenti ed emozioni diverse: da quelle più struggenti e dolorose come nella poesia Nell’aria “( pag.20) o in “ Riflessioni “( pag.30), a quelle più pacate e rasserenatrici. Con ciò Antonella Vara, sorretta da una solida impalcatura etica, lascia intendere che, alla fine del nostro percorso terreno, c’è “L’ approdo”( pag. 105) che attende chi ha saputo ricercare la perfezione, intesa non come ossessiva ricerca di accettazione sociale da parte degli altri, una sorta di assurda caccia al tesoro per ottenere il consenso di chi ci circonda, ma come anelito di tensione salvifica ed escatologica. In quest’ottica, assume grande valore la virtù dell’umiltà che ci porta a saper riconoscere i nostri limiti spingendoci a migliorarci per smussare le nostre spigolosità e imperfezioni.

Ciò equivale a dire, molto più semplicemente, che quel che conta non è apparire ma essere, in modo ontologicamente fondante!

In questa società globalizzata, spersonalizzata e disumanizzata non è facile trovare rifugio nel silenzio per ascoltare la propria la propria voce interiore, quella che sgorga limpida dall’anima e che ci suggerisce parole vere. Come direbbe Luigi Pirandello “Ci sono parole e parole, ci sono parole che non dicono nulla o peggio mentono: ci sono parole che, soltanto nel buio della riflessione, ci dicono la verità”.

In una delle sue liriche più intense, Antonella Vara scrive che non possiamo accontentarci di assaporare la vita affidandoci soltanto ai nostri sensi in quanto ne esiste un altro; da ciò prende titolo la poesia a cui mi riferivo” Il quinto senso” (pag.94) che è l’unico che può guidarci “quando è notte fonda/e può essere assordante/ quello che non si sente/ e parole in bilico/ tra capire e fare/.

Ecco che ci viene in soccorso il quinto senso con il quale “Si può volare altissimo/oltre il limite posto/” per rimuovere povertà e pregiudizi e ricercare quella dignità umana che sembrava perduta. Soltanto così è possibile raggiungere livelli di estrema consapevolezza che sfiora la divinazione.

Viene così fuori la personalità della donna con le sue fragilità, con i suoi dubbi e timori ma anche con il coraggio come si evince perfettamente dalla lirica “Essere donna “ ( Ti ho immolata al palo del coraggio pag.85) e con la resilienza di chi sopporta gli urti e gli scossoni  a cui la vita quotidianamente ci sottopone senza cedere, anzi ricercando la perfezione.

Una lirica semplice quella della nostra Autrice ma estremamente profonda nella quale è facile ritrovare parti di noi, con le stesse sofferenze, inganni, illusioni, piaceri e speranze. Lo stesso desiderio di pace e di liberazione che caratterizza gli uomini e le donne di buona volontà come Antonella Vara.

                                                                                                              SANDRA V. GUDDO

Novembre 2018

 

 

 

 

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