Quando la crudeltà uccide i sentimenti == rec. Pippo La Barba

QUANDO LA CRUDELTA’ UCCIDE I SENTIMENTI…

 

Nel quadro delle manifestazioni dedicate all’anniversario della strage di via D’Amelio è stata rappresentato a Palermo, nello spazio teatrale di Villa Filippina, l’atto unico di Giovanni Libeccio “Come Fratelli”, esempio  di teatro civile e di denunzia dei metodi disumani dell’organizzazione mafiosa

 

La piece si articola sulla descrizione di episodi che compongono un puzzle che mette in evidenza  non solo l’efferatezza, ma l’assoluta “amoralità” della mafia, la quale non si ferma neanche davanti ai legami di amicizia e di parentela nell’attuare i propri disegni criminali.

La vicenda coinvolge due amici d’infanzia, poi divenuti cognati, che entrano in rotta di collisione sino al punto che uno uccide l’altro per biechi motivi di dominio, dopo un crescendo drammatico di macerazione interna, che lo porta alla fine alla tragica decisione di annullare decenni di amicizia e sinergia.

La tecnica narrativa usata da Libeccio è quella dei ricordi, una sorta di flashback dei tre protagonisti, i due amici Salvo e Andrea e la sorella di quest’ultimo, Lara, che ha sposato Salvo.  E’ una rievocazione  dell’esistenza dei tre piena di pathos, in cui si alternano momenti struggenti ad altri di ripulsa,  e ad altri ancora altamente drammatici, come quello dell’uccisione del boss mafioso don Carlo, padre di Andrea e di Lara. In questa sorta di triangolo è la donna  che unisce due storie di mafia, che poi culminano nel momento più tragico in cui uno dei due pone fine alla vita dell’altro.

Gaspare Di Stefano, nella parte del fratello ucciso dal cognato, da una prova convincente nella descrizione del suo rapporto controverso con il padre, intriso di un sentimento di odio-amore. Giovanni Libeccio, autore del testo, nel ruolo del cognato assassino si sforza di rendere razionale un atto crudele e disumano in nome delle “regole”, che debbono avere in ogni caso il sopravvento anche sui sentimenti. Controversa anche la parte della donna, interpretata da Alessandra Falanga, anche lei molto brava nel polarizzarsi tra il ricordo del padre, l’affetto per il fratello e l’amore per il marito.

Ottima la regia di Piero Indelicato, che lega egregiamente i tre protagonisti.

Molto semplice la scenografia e aderente al testo il motivo musicale “Vacanze romane” dei Matia Bazar che fa da sottofondo alla vicenda.

 

Pippo La Barba

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Una risposta

  1. Myriam De Luca ha detto:

    Bellissimo articolo Pippo, come sempre!