CICIRI di Sandra Guddo == rec. Salvatore Nicosia

CICIRI. RACCONTI DI TERRA DI SICILIA

di SANDRA V. GUDDO

Edizioni del RICCIO 2018

 

Trascrizione della presentazione del prof. SALVATORE NICOSIA
Preside e prof. emerito della Facoltà di Lettere, UNIPA

 

“ CICIRI “ è un libro di racconti che ho letto interamente, come faccio sempre quando devo fare la presentazione di un libro ( … ). Di solito si dà il titolo al libro con il racconto che si considera il pezzo forte, quello che piace di più all’autore.  Ciciri, riferito all‘episodio storico dei “Vespri siciliani”, è un racconto molto popolare, che si è diffuso nel tempo, molto noto in sé. Ovviamente mi riferisco al racconto della Storia che ci riporta ai fatti del 1282. La micro storia raccontata da Sandra Guddo ruota attorno al tema di Ciciri, la parola discriminante che permetteva di distinguere con certezza i francesi, che non sanno pronunciare questa parola senza sibilare. Attorno a questa parola, viene imbastita dall’autrice un racconto popolare, una storia d’amore tra un soldato francese e una bella popolana.

E’ una caratteristica di questo libro rifarsi ad un episodio storico attorno a cui Sandra Guddo riesce ad imbastire una vera e propria sceneggiatura e a rappresentare la gente comune che sta vivendo quel particolare momento storico, senza neanche rendersi conto che si sta facendo la Storia e che loro stessi ne sono i veri protagonisti, anche se il loro contributo è soltanto un granello di sabbia della grande ondata che si stava svolgendo in quel momento. L’autrice ne registra le emozioni e le reazioni e riesce a rendere con efficacia e abilità narrativa come si sono comportate le persone comuni in quella circostanza.

Nel racconto “La rivolta della Gancia” Sandra Guddo innesta, sull’episodio storico realmente avvenuto, la storia di una vendetta atroce che un monaco del convento della Gancia, innamorato di una popolana le riserva. Una doppia vendetta verso i rivoltosi, capitanati da Francesco Riso, e contro una bella popolana di cui si è invaghito. Egli, convinto servitore del regime borbonico, affida alla ragazza che, nel frattempo si è innamorata di un rivoltoso, la lista con i nomi dei ribelli tra cui c’è anche quello del giovane amato dalla ragazza. Un intreccio narrativo coinvolgente e abbastanza efficace. 

Molti dei racconti ci narrano di episodi storici legati all’impresa di Garibaldi in Sicilia, la misteriosa morte di Rosolino Pilo, la vicenda del giovane Ippolito Nievo, autore del romanzo “Le confessioni di un italiano”, e poi le storie dei briganti, dei nordici e dei sudici. Perché noi meridionali così siamo stati appellati dai settentrionali, mentre noi non ci siamo mai rivolti a loro con tanto disprezzo e tutt’al più li abbiamo definiti polentoni.

L’impresa dei Mille di fatto portò all’unificazione dell’Italia con l’annessione delle due Sicilie al regno sabaudo. Ma chi aveva scambiato l’impresa del generale Garibaldi per una rivolta di tipo sociale, dovette ricredersi amaramente. Il libro è pervaso da un fondo ideologico, se così possiamo dire, da una esaltazione della Sicilia per le sue bellezze naturali e artistiche, per la sua storia, per il carattere stesso dei siciliani. Sul piano storico tutto ciò si riflette sulla negazione della positività dell’impresa garibaldina e della unificazione al regno d’Italia.

Bisogna però ammettere che i garibaldini ne fecero di tutti i colori: basti ricordare l’episodio di Bronte in cui Nino Bixio compì una vera e propria strage!

Tutta la storia della Sicilia è comunque attraversata da un’idea di separatismo: nel secondo dopoguerra ci fu Camillo Finocchiaro Aprile che tentò di realizzare la separazione della Sicilia dall’Italia. Ma oggi questa idea non può più reggere con l’avanzare di una società sempre più globalizzata. Ma questa è una mia opinione!

Particolarmente interessante è il racconto che parla di un momento cruciale della grande Storia quando il 2 giugno del 1946, il popolo doveva decidere se votare per la monarchia o per la repubblica e con essa chiudere definitivamente non solo con i Savoia ma anche con la dittatura fascista.

 Io in quel periodo c’ero, ero un ragazzino ma ricordo perfettamente che quel giorno pioveva a dirotto e mia madre mi lasciò da mia zia, per andare a votare. Come dice la nostra scrittrice, le donne, come mia madre, preferivano votare per il “reuzzu, così viene chiamato nel racconto “U pixi puzza da testa” mentre gli uomini preferivano votare per la repubblica.
Ecco come funzionano questi racconti!
Attorno all’episodio storico che presuppone un’attenta ricerca e documentazione storica, che indubbiamente è chiara per l’autrice come quadro storico di riferimento, si innestano le storie minori ma non per questo meno importanti dei popolani.

Alcuni titoli dei racconti ed espressioni linguistiche in siciliano, inserite qua e la durante la narrazione, ci dimostrano l’amore che la nostra autrice nutre per la sua terra ma, come era solito affermare il grande poeta siciliano Ignazio Buttitta, la chitarra del dialetto perde una corda al giorno: tante parole cadute in disuso di cui più nessuno ricorda il significato. Ed è un vero peccato in quanto alcune di esse racchiudono significati profondi e non esprimibili in altre lingue con una parola soltanto.

La scrittura piana, consapevole, caratterizzata da una grande chiarezza nell’esposizione, è arricchita da alcuni spunti particolarmente vivaci sui quali vorrei soffermarmi.

Per concludere,“Ciciri Racconti di terra di Sicilia” è un libro godibile che ho letto volentieri e mi congratulo con l’autrice.

Salvatore Nicosia