Riflessioni sulla globalizzazione di Pippo La Barba

 

GLOBALIZZAZIONE E RUOLO DELLA CHIESA

 

Bisogna guardare alla globalizzazione non solo come modalità economica, ma anche come necessità sociale derivante dalla straordinaria mobilità di insediamenti umani che connota la nostra epoca.

Nella storia masse di persone e interi popoli sono stati costretti a sdradicarsi dai propri luoghi di nascita per motivi economici, lavorativi o ambientali.  Ma oggi il fenomeno ha raggiunto dimensioni planetarie mai prima registrateTuttavia l’incontro tra persone e popoli diversi per lingua e cultura non deve preoccuparci, perché la diversità costituisce sempre una ricchezza.

Se guardiamo all’Italia, accanto a problemi di convivenza spesso amplificati dai media, esiste una integrazione positiva e anche creativa che specialmente al sud trova terreno fertile. Il sindaco di Riace, piccolo paese della Calabria conosciuto per i “bronzi”, nel 1998 accoglie un gruppo di scampati del Kurdistan e, a poco a poco, coinvolge gli abitanti rimasti in una integrazione costruttiva. Vengono aperte scuole, si finanziano micro attività, si promuovono laboratori artigianali, nascono nuovi esercizi commerciali, persino la raccolta differenziata porta a porta viene garantita da ragazzi extracomunitari. In pochi anni quel paese abbandonato rinasce e attira pure turisti europei in visita al piccolo comune calabrese “modello”.

Anche nell’Arcidiocesi di Palermo sono attive realtà di accoglienza e di integrazione ben consolidate. Una è la Fondazione Migrantes, che opera in sintonia con l’Ufficio diocesano Migrantes diretto da padre Sergio Natoli. “Chi arriva oggi nel nostro paese – afferma padre Natoli – si trova spesso ad affrontare enormi difficoltà: in primo luogo lavoro nero e sfruttamento; poi le accuse, principalmente al nord, di togliere opportunità ai residenti, di mettere in pericolo i diritti acquisiti accettando paghe più basse, infine di essere inclini a delinquere”.

Purtroppo non si vuole vedere il rovescio della medaglia. La presenza dei migranti è un fattore di crescita, anche per la Chiesa cattolica. Nella provincia di Palermo vivono poco più di trentasettemila “stranieri”, di cui tre quarti sono cristiani. “Si realizza così nella Chiesa locale – ribadisce padre Natoli –  l’unità nella pluralità, unità che non è uniformità, ma valorizzazione delle legittime diversità”.

Un’altra realtà di accoglienza e integrazione radicata in diocesi è la Caritas, presso cui opera il Centro Ascolto, che dà informazioni ed orientamento sui vari servizi Caritas svolti in equipe: poliambulatorio, scuola di italiano. sportello per i richiedenti asilo e i rifugiati, sportello giuridico. Indirizza inoltre verso i servizi pubblici e del privato sociale, con accompagnamento in situazioni particolari.

 

Bisogna indubbiamente intensificare gli interventi, curando soprattutto i processi di integrazione costruttiva.

L’accoglienza e il riconoscimento del “diverso” sono uno specifico dell’essere cristiani.

Se guardiamo ai testi biblici, lo Spirito si fa sentire nel momento in cui le persone prendono coscienza di quello che sta avvenendo e si aprono all’altro: “Ciascuno infatti li sentiva parlare nella sua lingua, per cui erano pieni di meraviglia e stupore e dicevano: questi uomini che parlano sono tutti Galilei? Come mai allora li sentiamo parlare nella nostra lingua nativa?” (At 2-1-11). In altri invece la presa di coscienza ha prodotto come frutto l’effetto contrario, l’isolamento, come nella metafora della Torre di Babele (Gen 11-1-9).

L’approccio virtuoso è possibile solo se ci apriamo alla relazione autentica, vedendo l’altro come opportunità e risorsa.

 

Pippo La Barba