Il Sessantotto Cinquant’anni dopo ==di Gabriella Maggio

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Una risposta

  1. Rosario Sanguedolce ha detto:

    Condivido il commento di Gabriella Maggio la quale si limita a grandi linee a tratteggiare un evento che ebbe ripercussioni planetarie. Mi sfugge il perché la sua analisi sulle cause del movimento citi solo il malessere per l’URSS per l’invasione della Cecoslovacchia e la guerra del Vietnam per gli USA. In realtà le cause furono molto diverse e più profonde e mettendo da parte l’URSS di cui allora non si conoscevano le situazioni interne se non per vaghe affermazioni e si era in una società chiusa dove gli apparacniki imponevano cosa fare e come fare, fu negli Stati Uniti che la rivolta cominciò e da Berkeley si diffuse in tutta l’America e poi la Francia, l’Inghilterra, l’Italia e tutta l’Europa. Un malessere sociale covava sotto le ceneri e certamente la guerra nel Vietnam assunse un peso rilevante. Ma il razzismo e la segregazione razziale stavano facendo esplodere un bubbone che ormai aveva infettato quasi tutta l’America. La coraggiosa Rosa Parks si oppose a cedere il suo posto di nera ad un bianco e allora venne imprigionata. Il Presidente degli USA John Fitzgerald Kennedy era stato ucciso a Dallas, suo fratello Robert ucciso anche lui, Martin Luther King leader antirazzista nero ucciso pure lui. Gli States erano sull’orlo di una guerra civile e il 1968 fu la logica conseguenza di una situazione esplosiva che esplose negli USA e poi in tutto il mondo occidentale. Joan Baez e Bob Dylan facevano concerti dinanzi a milioni di dimostranti a Washington e in tutta l’America. Fu una stagione dopo la fine della seconda guerra mondiale che mise in discussione tutto. Vedi il film Il Laureato con un Dustin Hoffman e Ann Bancroft che iniziarono a demolire il cosiddetto perbenismo bacchettone americano. Corro il rischio di fare una seconda analisi del fenomeno ma mi fermo qui e invito l’autrice a riconsiderare le vere cause del ’68. Con tutto il rispetto Rosario Sanguedolce

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