Il jazz – 2 La musica del novecento di Rosario Sanguedolce

IL JAZZ LA MUSICA DEL NOVECENTO

Le origini: i canti del periodo della schiavitù
Raramente è accaduto nella storia dell’umanità che le vicende di un popolo coincidessero con la musica prodotta dallo stesso popolo e ne seguisse la storia nell’arco dei secoli.
Questo è quanto è accaduto ai neri d’America per diversi secoli a partire dal 1619 quando la prima nave negriera è approdata in America scaricando il primo carico di schiavi neri presi e catturati nelle coste
dell’Africa Occidentale in paesi che oggi si chiamano Senegal, Guinea etc.  Da allora ha inizio la storia di questo popolo che si è sviluppata all’insegna della crudeltà più feroce che uomo abbia potuto provocare ad altro uomo. I motivi che spinsero i coloni americani ad attivare la schiavitù furono motivi economici.
I proprietari terrieri possedevano sterminate estensioni di buon terreno agricolo soprattutto negli Stati del Sud degli USA tipo Louisiana, Alabama, Texas, Georgia, Carolina, Missisipi, ma avevano scarsa mano d’opera per coltivare queste enormi estensioni per cui cosa c’era di più semplice dello andare a prelevare con la forza in altro continente della gente tra i 20 e i 40 anni giovane quindi e in buona salute e farli lavorare con la frusta gratuitamente nei campi di cotone, di tabacco, della canna da zucchero? Assolutamente niente.
Cosa possedevano questi neri giganteschi quando sbarcarono in America ? Nulla, a stento un perizoma per coprire le pudenda, un bellissimo corpo erculeo, e si portavano ovunque andassero il ricordo ancestrale del loro paese di origine pieno di nostalgia e di tanto dolore. La vita degli schiavi era improntata a una crudeltà inaudita: le frustate erano all’ordine del giorno, le donne anche bambine venivano stuprate
di continuo, anzi i proprietari terrieri favorivano l’accoppiamento, in tal modo le donne restavano incinte per poi partorire altri schiavi ma gratis questa volta. Gli indiani d’America erano stati sterminati prima dai conquistadores spagnoli e poi dagli americani del Nord America e ora erano stati sostituiti dagli schiavi neri importati dall’Africa.
Li avevano privati dei loro nomi, erano
spregiativamente chiamati “negri” oppure con un nome e cognome uguale per tutti i neri: “Jim Crow”.

Il link che segue permette di ascoltare un canto eseguito da uno dei primi cantanti di musica afroamericana chiamato Leadbelly e che ha per oggetto proprio “Jim Crow”.
https://www.youtube.com/watch?v=Fq0lXTTS_1E

Testo In italiano:
Ho viaggiato, ho viaggiato dalla punta dei capelli ai piedi 
Ovunque io sia stato ho trovato un vecchio Jim Crow 
Una cosa, gente, voglio che tutti sappiate 
troverete Jim Crow in ogni posto in cui andrete 
in Louisiana, nel Tennessee, in Georgia, un posto fantastico dove andare 
a stare insieme, spezzate questo vecchio Jim Crow che 
ho detto a tutti alla radio
Deciditi e distruggi questo vecchio Jim Crow

Portavano nella loro mente i ritmi, la musica dei loro paesi di origine ma a loro era vietato suonare qualsiasi strumento musicale eccezione per le percussioni che erano dei tronchi d’albero cavi percossi con delle bacchette di legno. Era il ritmo della loro musica che veniva scandito nei rari momenti di riposo. Solo il sabato pomeriggio era concesso di riunirsi in una enorme spianata chiamata Congo Square nel quartiere di Storyville a New Orleans, di mettersi in circolo uno dietro l’altro e camminare strisciando i piedi per terra al ritmo ossessivo dei percussionisti che diventava sempre più veloce causando stati di estasi e di vera e propria ipnosi forse aiutata anche dalla ingestione di estratti da un cactus senza spine che si chiama Peotl da cui si estrae la mescalina o la psilocibina che sono potentissimi agenti allucinogeni e dispercettivi. Dalla Psilocibina si ricava l’LSD.

Altre volte era un vero e proprio rito voodoo che si celebrava all’aperto. In Africa gli strumenti a fiato cosi come noi li conosciamo in Europa erano del tutto sconosciuti. La loro musica,
che si avvaleva di una scala pentatonica, elemento caratterizzante le loro composizioni, aveva come strumenti fondamentali le percussioni che usavano da maestri. Questo è un dato fondamentale per  capire come attraverso i secoli si è pervenuti a quel tipo assai originale di musica che prima si  chiamò Jass e poi finalmente Jazz. Le prime formazioni si chiamarono infatti “Orginal Jass Band”.

A questo stadio ci si arrivò dopo secoli e si cominciò a parlare di Jazz agli inizi del 1900. Nella  fotografie che seguono si può avere una idea della vita degli schiavi nero-americani nei secoli  scorsi.
Il primo fotogramma è una ripresa di una stampa del settecento che mostra un gruppo di  africani incatenati l’uno all’altro e sotto il controllo di un negriero a cavallo marciano verso il porto d’imbarco per l’America.

Nel secondo fotogramma è riprodotto un bando d’asta di 440 negri posti  in vendita. L’avviso d’asta informava gli interessati compratori   di schiavi che si poteva prendere  visione della “merce” tutti i giorni dalle 10,00 alle 14,00 fino al giorno dell’asta: forse i cavalli, i muli, gli asini erano trattati meglio.

Il terzo fotogramma è terribile: mostra come è ridotta la schiena  di uno schiavo nero dopo ripetute punizioni a base di frustate. Sono immagini atroci di cui ritengo  opportuno che ciascuno di noi ne prenda coscienza perché si tratta di genocidio.
Come convinto  assertore del potere storico/documentario che la fotografia possiede, debbo ammettere che quello che si vede in questi fotogrammi è superiore alla descrizione che moltissimi storici hanno fatto nel
corso dei secoli dello schiavismo. I numeri dicono che nel periodo della schiavitù, sono arrivati  nelle Americhe circa 12.000.00 di schiavi a monte di circa 25.000.000 partiti dall’Africa nello  stesso periodo, più del 50% moriva durante il viaggio transatlantico. La schiavitù negli USA fu  abolita dopo che gli Stati del Sud degli USA persero la guerra civile e nel 1870 l’allora Presidente

Abramo Lincoln proclamò la fine dello schiavismo. Nei secoli intercorsi tra l’inizio dello schiavismo e la fine della schiavitù che musica produssero gli schiavi?

Non potendo loro suonare alcun strumento si adattarono per esempio a utilizzare gli assi per lavare la biancheria che venivano percossi nei loro intagli con le dita inserite
in ditali di metallo: erano i cosiddetti washboards, primi rudimentali strumenti musicali, oltre alle percussioni.
Ma la loro musica principale era il canto che richiamava i canti della loro terra d’origine in Africa e che erano tramandati verbalmente di generazione in generazione. Lo stile di  questi canti si basava sulla antifona che si articola sulla chiamata (call) del cantante solista cui rispondeva il coro (response) dei compagni lavoratori. I canti che risuonavano nelle piantagioni di  cotone, di canna da zucchero, di granoturco, sulle banchine dei porti fluviali e più in generale nei  luoghi di lavoro del Sud, negli anni della schiavitù e anche in epoca più recente, sono certamente nel folklore nero-americano quelli più importanti.
C’erano canti che servivano a comunicare messaggi d’ogni genere: per chiamare la gente fuori dai campi per invitarla ad andare al lavoro, per  attirare l’attenzione di una ragazza a distanza, per segnalare la presenza di cani che spesso venivano  aizzati contro gli schiavi senza una ragione, così come facevano i nazisti nei loro campi di sterminio  contro gli ebrei.
Erano canti totalmente improvvisati che spesso si sviluppavano attorno alla voce di  un solista e tutti gli altri facevano da coro. C’erano tre luoghi dove normalmente si potevano trovare gli schiavi: a) nelle fattorie al lavoro, b) sotto terra morti e c) nelle prigioni.
Molti canti furono composti da schiavi prigionieri durante i lunghi anni di detenzione e spesso veniva comminata una  lunga pena del carcere per anni solo per motivi futili. Il canto di cui vengono riportate più sotto
alcune strofe fu composto da prigionieri in una carcere del Texas e si intitolava “Go down old  Hannah”, “Perché non scendi giù vecchia Hannah” e la vecchia Hannah era per i prigionieri il sole.
Essi preferivano il buio alla luce del giorno perché la luce del sole poteva portare altre condanne o rendere visibile un prigioniero morto durante la notte.
E’ un canto composto probabilmente nel 18° secolo.

Perché non scendi giù vecchia Hannah,
Non ti alzare più, non più
Perché non scendi giù vecchia Hannah,
Non ti alzare più.
Se ti alzi al mattino,
porti un giudizio sicuro,
Se ti alzi al mattino, al mattino,
porti un giudizio sicuro.
Bene, ho guardato la vecchia Hannah,
stava diventando rossa,
Poi ho guardato il mio partner,
Era quasi morto
Dovresti essere stato su questo vecchio Brazos
Back in diciannove e per due!

Potresti trovare un uomo morto
Giacendo attraverso la tua fila
Perché non ti svegli vecchio morto
aiutami a portare la mia fila, ….

Il primo rigo di ogni strofa è ripetuto due volte che è una struttura che precede di secoli quella del blues. Certamente la traduzione lascia alquanto a desiderare ma è una traduzione letterale e da una idea di come si sviluppassero i canti tra gli schiavi e soprattutto come era il testo. Il link sottostante propone questo canto così come era cantato negli anni della schiavitù.
https://www.youtube.com/watch?v=0qihABs5sQk&list=PLcxxc3BIKvCE37AHDmjNqR0Aj-zW1mTgC

Con la costruzione delle ferrovie molti canti avevano per oggetto il treno. Era un mezzo di trasporto in parte sconosciuto dagli schiavi ma che esercitava in essi un fascino irresistibile. Il treno, oltre ad  avere un significato erotico nei loro canti, era anche il mezzo con il quale essi potevano spostarsi ovunque in assoluta libertà e verso la libertà, specialmente dopo l’abolizione della schiavitù. Il  brano più celebre che ha per tema il treno è Honky tonk train blues, un boogie woogie composto ed  eseguito da “Meade Lux Lewis”.
https://www.youtube.com/watch?v=ne_U25ryLjc

Il soggetto del treno fu poi un tema ricorrente con il blues a partire dal 1900: in molti blues il treno veniva evocato come il mezzo che avrebbe portato il cantante al Nord dove i neri erano trattati con  umanità e potere ottenere la libertà, oppure che lo portava lontano dalla sua amata: sono tutte poesie te da povera gente improvvisando musica e parole. Per colmo della ipocrisia i proprietari di  schiavi avevano sensi di colpa nei loro confronti non per la schiavitù in se ma per il fatto che gli  schiavi non erano cattolici o quacqueri ma credenti in religioni animistiche dei loro paesi di origine;     allora imponevano ai poveri Cristi, è proprio il caso, di convertirsi alle religioni cristiane. Allora  vennero a contatto con i riti religiosi cristiani e con la Bibbia che per molti di loro rappresentava la  unica via di consolazione e speranza di una loro futura emancipazione.
Spesso facevano delle  commistioni di riti africani voodoo con quelli cattolici e gli Orishas erano le divinità africane più  frequentemente invocate .
Dalla loro conversione al Cattolicesimo nacquero i canti religiosi, che  furono eseguiti nelle Chiese al termine dei riti da cori formati da solo neri e senza l’accompagnamento di strumenti: nacquero cioè i gospel.

2 pensieri riguardo “Il jazz – 2 La musica del novecento di Rosario Sanguedolce

  • 7 Febbraio 2018 in 19:14
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    Ho trovato quest’articolo molto avvincente. È un’analisi approfondita di un periodo storico in cui emergono fatti di deportazioni di massa, di oppressori ed oppressi, di razzismo, di lavori forzati, dove la vita di un uomo vale meno di niente. Ma la storia si ripete in periodi diversi ed in luoghi diversi fino ai nostri giorni.
    Da tutto ciò si deduce cha la storia del Jazz ha origine nella sofferenza umana e questo darebbe molti spunti di riflessione.
    Riterrei quindi che sarebbe molto interessante poter seguire l’evoluzione sia storica che musicale del Jazz istituendo un apposito corso in classe con delle lezioni del Prof. Sanguedolce e con il supporto di video audizioni. Per cominciare ci sarebbero tre adesioni.

  • 6 Febbraio 2018 in 7:13
    Permalink

    Carissimo Rosario, ciò che scrivi scorre come l’acqua. E la lettura è molto piacevole. Complimenti vivissimi. Ti ho conosciuto come medico. Poi come fotografo, adesso come scrittore. Non finisci mai di stupire.
    ignazio Garsia
    Presidente The Brass Group

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