Il Jazz – 1 La Musica del Novecento == di Rosario Sanguedolce

  

Con orgoglio iniziamo a pubblicare in UNICULT.IT una breve storia del Jazz tanto amato, in tutte le sue forme, dal prof. Rosario Sanguedolce. 

La sua notoria passione per il Jazz, è accresciuta e completata dagli splendidi scatti fonografici sull’intero mondo jazzistico.

Gli articoli che seguiranno, a distanza di 15 giorni circa l’uno dall’altro, non hanno la pretesa di essere esaustive sull’argomento; vogliono, invece, essere un incitamento a scoprire questo mondo fantastico ed emozionante.

Per non distogliere il lettore dall’argomento abbiamo deciso di inserire nello stesso articolo il testo, le  foto e le tracce audio che il prof. Sanguedolce ci suggerisce.

Antonio Licata

 

 

IL JAZZ, LA MUSICA DEL NOVECENTO

 Quando proposi a Antonio Licata di inserire fra le iniziative di UNICULT un articolo sul Jazz, Antonio accettò di buon grado, anzi mi chiese se era possibile sviluppare l’argomento in diverse  puntate del blog.
Accettai immediatamente, mosso da un piccolo senso di megalomania ma anche di presunzione. Successivamente e dopo attente riflessioni subentrarono dubbi, incertezze e quasi stavo rinunciando alla proposta.
Tuttavia ero anche cosciente che avevo maturato una lunga esperienza nell’ambito di questo genere musicale. Nella mia biblioteca due scaffali sono pieni di libri sul Jazz, posseggo circa 500 tra dischi in vinile e CD e poi un archivio fotografico di circa 3.000 scatti, effettuati durante concerti Jazz.
Il mio primo incontro con il Jazz avvenne nell’estate del 1970 quando a Palermo fu organizzato il “Palermo pop festival ‘70” con la presenza di cantanti italiani e stranieri molto famosi e soprattutto della grande Orchestra diretta da Duke Ellington in persona.
Gli artisti si esibivano nello stadio delle Palme e per me e i miei amici presenti la sera dell’esibizione dell’Orchestra di Duke Ellington fu una esperienza travolgente.
Nessuno di noi aveva avuto contatti o rapporti con il mondo del Jazz e quella sera era scattato in noi qualche cosa di molto importante.
Tra il pubblico c’era pure un omarino, suonatore di pianoforte e maestro dello stesso strumento al Conservatorio Vincenzo Bellini, che si chiama Ignazio Garsia; anche nella mente di questo omarino scattò qualcosa che lo avrebbe portato alla organizzazione di una Associazione che si chiamò e si chiama tutt’oggi  “The Brass Group”  facendo di  Palermo una capitale europea del Jazz.
L’avventura del Brass Group ebbe inizio il 22 Febbraio del 1974 con il concerto di Irio de Paula e da quel giorno questa avventura non ha avuto un momento di sosta.
Nel dicembre del 1975 Ignazio Garsia invitò Ornette Coleman, un grande suonatore di sassofono nero americano, con il suo sestetto.
Dopo la mia esperienza con l’orchestra di Duke Ellington 5 anni prima,  non avevo più avuto occasioni di assistere a concerti Jazz; mi convinsi ad andare ad assistere quel concerto e da quel momento la passione per il Jazz non ha avuto soste di alcun genere.
Tornai ad assistere lo stesso concerto il giorno dopo e venne con me anche mia moglie che aspettava un bambino e fino a quando non partorì non abbiamo perduto un solo concerto.
Anche mio figlio Francesco, nato nel luglio del 1976, ha una grande passione per il Jazz forse maturata durante il periodo della sua gestazione.
Comunque l’avventura di Ignazio Garsia e del “The Brass Group” merita molto più spazio ed è il caso di tornarci successivamente.
A questo mi spinge anche Antonio Licata, indirettamente legato per affetto a questa istituzione musicale perché suo padre era un attento collaboratore del maestro Garsia  e del Brass Group.

 

 

IL JAZZ, LA MUSICA DEL NOVECENTO          

DALLE ORIGINI AL RAGTIME

 

 A cura di

ROSARIO SANGUEDOLCE

 

 

Nell’Agosto del 1977 l’Ente Spaziale Americano, la NASA, lanciò nello spazio una sonda spaziale chiamata Voyager il cui scopo era quello di esplorare il sistema solare e oltre per non tornare mai più sulla terra. Ormai è in viaggio da 42 anni e nessuno sa dove essa sia; si sa che si autodistruggerà intorno al 2025 per esaurimento della energia indispensabile al suo funzionamento. Nel suo interno reca una registrazione di suoni e parole in 60 lingue diverse che narrano la storia del genere umano sperando che qualche popolo nello spazio interstellare possa venirne in possesso e conoscere che esiste il pianeta Terra e il genere umano.

Blind Willie Johnson

Tra i suoni in essa registrati c’è anche un brano che è stato scelto dal governo americano per simboleggiare la musica americana del novecento: è un blues, il precursore del Jazz, cantato da un nero americano che si chiamò Blind Willie Johnson e il titolo è “Dark was the night cold was the ground” le cui prime due strofe recitano in italiano:

 

Blind Willie Johnson – Dark Was The Night, Cold Was The Ground”

 

 

“Buia era la notte e gelida la terra

nella quale il Nostro Signore fu deposto,

il suo sudore scorreva come gocce di sangue

e in agonia pregava

“Padre rimuovi questa tazza amara

se tale è la tua sacra volontà,

altrimenti sarò contento di berne il contenuto

così sia fatta la tua volontà”.

 

Consiglio ai cortesi lettori di andare ad ascoltare su you tube questo brano: è sconvolgente. La registrazione è stata fatta nel 1927.

Triste la vita di questo cantante blues; si sa che è nato intorno al 1900 in un paese del Texas, rimase orfano sin da piccolo della madre e il padre si risposò con una altra donna. Un giorno il piccolo Willie scoprì che la matrigna aveva una relazione extra coniugale e riferì la tresca al padre legittimo il quale cacciò fuori casa la moglie fedifraga che per vendicarsi gettò dell’acido muriatico nel volto del piccolo Wille accecandolo per tutta la vita. Willie aveva una voce molto roca ma potente e piena di patos e cominciò a guadagnarsi da vivere cantando accompagnato dalla chitarra agli angoli delle strade e davanti la Chiesa del suo paese. Morì a 40 anni circa per una polmonite non curata bene in un ospedale per soli cittadini americani bianchi.

L’avere inserito nella registrazione che era all’interno del Voyager questo brano è il più alto tributo che il governo americano abbia dato alla musica Jazz e ai suoi autori dopo secoli di schiavitù, segregazione razziale e persecuzioni razziali.

Come si può definire il Jazz? Che cosa è il Jazz?

Molti storici e critici musicali hanno cercato di fornire una definizione universale ma i risultati sono stati alquanto insufficienti: un solo dato accumuna questi tentativi di definire il Jazz quello nel quale concordano tutti e cioè che il Jazz è il prodotto originale di una minoranza etnica che ha vissuto e continua a vivere negli USA, la minoranza degli afro-americani o dei neri d’America e da questa musica deriva tutta la musica leggera del novecento sino ai nostri giorni in tutti i paesi dell’occidente.
Il rock ‘n roll in tutte le sue varie manifestazioni, il rythm and blues derivano dal boogie woogie che furoreggiò negli anni trenta ad opera di pianisti eccezionali come Albert Hammons, Pete Johnson e Meade Lux Lewis, autore del più famoso boogie woogie intitolato “ Honky tonky train blues”, suonato in tutto il mondo.

Anche in Italia questa musica fu conosciuta al tempo del fascismo ma trattandosi di genere musicale suonato e/o cantato da depravati “negroidi” della potenza demoplutocratica per eccellenza, gli USA, il duce acconsentì che si suonasse il Saint Louis Blues intitolandolo però con una traduzione alquanto pedestre “Le tristezze di San Luigi” !!!

La musica Jazz ha percorso in meno di cento anni un processo evolutivo che la musica classica ha fatto in diversi secoli a partire dai canti gregoriani.

Blind Willie Johnson – Latter Rain Done Fell On Me

Duke Ellington, “Take the A Train”

 

DISCOGRAFIA CONSIGLIATA:

BLIND WILLIE JOHNSON

“The complete Blind Willie Johnson” Columbia

 

DUKE ELLINGTON

Qualsiasi antologia degli anni ’30 oppure ‘40

Rosario Sanguedolce

6 thoughts on “Il Jazz – 1 La Musica del Novecento == di Rosario Sanguedolce

  • 28 Gennaio 2018 in 22:35
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    Articoli molto interessanti, soprattutto per chi, come me, non conosce questo genere musicale. E’ un viaggio nella musica jazz che affascina.

  • 20 Gennaio 2018 in 17:34
    Permalink

    Orazio Sbacchi scrive:
    Ho letto con particolare interesse le note di Rosario Sanguedolce sulla musica jazz ed anche se sull’argomento non sono particolarmente competente non posso non notare il valore critico musicale di una vicenda culturale che ha attraversato la Storia di Palermo nel dopoguerra.
    Sono note quelle di Rosario, tipiche di chi più che competente è innamorato della musica e ne riferisce con appassionata partecipazione.
    Scusandomi per una notazione personale non posso esimermi dal dire che tutto il pezzo sa di struggente nostalgia.

  • 18 Gennaio 2018 in 19:45
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    Caro Rosario,
    complimenti per l’articolo sul jazz. Perché scorre come l’acqua e intriga tantissimo per le varie connessioni originali e impensabili. Grazie anche per le citazioni.
    Ignazio Garsia
    Presidente Fondazione “The Brass Group”

    • 22 Gennaio 2018 in 21:04
      Permalink

      Grazie anche perché bastano poche parole per esprimere un sentimento, una emozione. Le orribili emoticon sono uno stupido surrogato delle parole ma sanno di tristezza perché le persone che le usano non conoscono assolutamente il fascino della parola scritta. Ciao

    • 22 Gennaio 2018 in 21:06
      Permalink

      Grazie anche perché bastano poche parole per esprimere un sentimento, una emozione. Le orribili emoticon sono uno stupido surrogato delle parole ma sanno di tristezza perché le persone che le usano non conoscono assolutamente il fascino della parola scritta. Ciao

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