Progressioni Dissociative di Marco Favata a cura di Graziella Bellone

 

 

Progressioni dissociative di Marco Favata

 

L’ iter pittorico di Marco Favata è l’esplorazione di un percorso di ricerca della propria identità artistica che, in un continuum evolutivo, lo ha condotto a proporre nuove prospettive nell’ approfondimento  tra visibile e invisibile.

Più precisamente la sua arte si può definire la conquista di scoperte formali estetiche modellate da una dialettica interna, in una sinergica connessione di realismo, idealizzazione e “deformazioni” espressive.

Le sue opere sono simili a quesiti, possiedono il pregio di non annoiare, perchè riescono a trasmettere quel senso di incompiutezza e di attesa che l’artista capta e trasferisce sulla tela e che lo spettatore può completare e interpretare a suo piacimento.

Da una fase iniziale caratterizzata dal figurativo più che altro ritrattistico, con la scala dei grigi, dove esplora il maschile e il femminile giocando con una prima scomposizione di base della figura, scendendo in profondità per scoprire l’armonia degli opposti, l’artista è passato ad un ciclo di contemporaneità attraverso nuovi criteri dinamici  e interpretativi sulla raffigurazione di soggetti umani e animali.

In “PROGRESSIONI DISSOCIATIVE” Marco Favata si cimenta nella pittura di personaggi che affondano le radici nei ricordi della sua infanzia, nella sua vita interiore o nella sua elaborazione mentale, dissociando l’immagine ma mantenendone la specificità.

E’ quello che accade nel ciclo di opere dal titolo “Tauromachia”, dove l’artista palermitano sviluppa una dissociazione che da orizzontale e verticale diventa obliqua e astratta, tradotta in energica e prorompente veste grafica, o in “Minotauro”  il suo ultimo studio sulla figura umana presentata  nella sua totalità, nuda o  con a fianco una maschera tauriforme, metafora di transizione tra esteriorità e interiorità , simbolo del contraddittorio di cui si veste l’uomo contemporaneo e dell’inconoscibilità tra verità e menzogna.

Sono tutte opere in acrilico ma con l’introduzione dei colori primari rispetto alle precedenti composizioni bi-cromatiche e con l’utilizzo di una forchetta da dessert quale pennello non convenzionale che imprime un segno grafico del tutto nuovo.

L’immagine sulla tela non è copia del reale ma esiste nel momento in cui viene concretizzata nel suo trasformarsi: Marco Favata agisce per rivelare all’osservatore una dimensione nascosta nelle successione di piani dissociativi, nelle interazioni, nel contrasto simultaneo e successivo di linee e forme in una situazione di continua reversibilità, in cui sono riscontrabili alcuni dei principi della Gestalt e della psicodinamica della forma.

Vedere è un atto creativo” e Rudolf Arnheim sottolinea come la creazione di un’opera d’arte “consiste in un dialogo tra colui che la concepisce e la concezione che gradualmente prende forma nel medium che offre sorprese e suggestioni”.

Ed è quello che ci regala Marco Favata con le sue performance ove non esiste una procedura standard ma un senso di sospensione, un preciso e inafferrabile attimo in cui l’immagine prende corpo nell’immaginazione cogliendo, grazie a segni e colori calibrati, le dimensioni del visibile e dell’invisibile. L’intento è quello di mettere l’osservatore nelle condizioni di decodificare e interpretare le immagini sulle tele secondo una chiave di lettura fenomenologica, liberandosi da ogni presupposto e prendere coscienza del continuo processo di formazione, dissoluzione e riformulazione della figura attraverso una vasta gamma di emozioni sottili.

 

 

                                                                                                     GRAZIELLA BELLONE