Questo non è Scaldati … – rec. Pippo La Barba

QUESTO NON E’ SCALDATI…

Mi è capitato qualche giorno fa di assistere ai Cantieri Culturali alla Zisa alla riedizione dell’opera cult di Franco Scaldati “Il pozzo dei pazzi”, riproposta da Matteo Bavera e Melino Imparato.
Francamente l’ho trovata molto lontana dall’idea estetica e poetica di teatro che aveva Scaldati.
Il suo è un teatro viscerale, che nasce dalla cognizione del dolore insito nella condizione umana, quando si materializza in contesti di degradazione e marginalità sociale.
Quello utilizzato da Franco è un dialetto arcaico, ma che ha una sua musicalità. Niente a che fare con il linguaggio gridato e sguaiato di questa riproposizione.
Sì, ci sono nei suoi testi battute spinte, ma sempre sussurrate e mai volgari. Questo mondo di derelitti così ben descritto ha un’anima, esprime semplicemente la fatica esistenziale del vivere.
Non per nulla la critica ha definito Franco Scaldati l’Eduardo De Filippo della Sicilia, riconoscendogli questa grande capacità di fare emergere le pieghe nascoste dell’esistenza.
Dove sono finiti in questa riedizione gli elementi umani e poetici? Il taglio che danno Luigi Rausa e Fabio Lo Meo ai due personaggi principali, Binirittu e Aspanu, è quello di un dolore esibito, più che vissuto.
Chi ricorda la memorabile interpretazione dei due personaggi dello stesso Franco Scaldati e di Gaspare Cucinella, resta interdetto.
L’escamotage di rappresentare in mutande il terzo personaggio, Totò, impersonato dal pur bravo Luciano Sergio Maria Falletta, si rivela una trovata fuorviante, perché le nudità descritte da Scaldati non sono fisiche ma esistenziali.

Mi chiedo che bisogno c’era di stravolgere un autore che ha onorato il teatro palermitano e siciliano.
Si accentuano i toni; si rielaborano i testi, purtroppo in senso farsesco, privandoli dell’eleganza e della leggerezza che li attraversano.
Pochissimi i momenti poetici presenti in questa riproposizione, irriconoscibili i personaggi umanissimi e tenerissimi da lui creati.

Mi auguro che chi gestisce il laboratorio teatrale costituito con il finanziamento del Comune di Palermo abbia un ripensamento e ci restituisca il vero Franco Scaldati, autore e interprete originale, non rivisitabile.

Pippo La Barba

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Una risposta

  1. Nicola Lo Bianco ha detto:

    Sono in gran parte d’accordo con la recensione di Pippo La Barba. Ho visto anch’io lo spettacolo e dsiamo lontani dallo stupore incantato del teatro scaldatiano. Messinscena dispersiva e interpretazione ,, tranne il pazzo e le due chitarrine, troppo esibita. Certo il grande Scaldati deve rivivere sulla scena, ma a patto che non se ne tradiscano gli umori viscerali. Non è facile.