“Iniziative da programmare per un invecchiamento attivo.” di N.R. Lombardo

INIZIATIVE DA PROGRAMMARE PER  UN INVECCHIAMENTO ATTIVO

Benessere e vita relazionale nella tarda età

 

Il miglioramento delle condizioni generali di vita ha favorito l’aumento della vita media delle persone, mettendo in luce le problematiche della condizione anziana. Problematiche rese più acute dall’isolamento, almeno apparente, della famiglia nucleare, per cui spesso viene a mancare agli anziani il sostegno del contesto della famiglia estesa, tipica di una civiltà contadina, in cui la transizione da una fase all’altra della vita avveniva in modo più graduale e meno drammatico, sullo sfondo di una maggiore continuità di attività e di rapporti.

Nella situazione attuale, bisogna distinguere all’interno della condizione anziana almeno due fasi: quella che ha come «evento critico» il pensionamento e una seconda fase in cui il problema centrale è invece il decadimento fisico.

Affinché si realizzi una anzianità operosa e priva di malattie, è auspicabile che, dopo il pensionamento, i soggetti interessati impostino progetti significativi, all’interno di organizzazioni, famiglia e società.

Solo quando si hanno degli impegni e si impostano progetti significativi, il nostro sistema immunitario è rafforzato e le forze degenerative dell’invecchiamento rallentano.

Pertanto il pensionamento non è il «tempo vuoto», ma il tempo pieno di interessi e di obiettivi da raggiungere.

Il pensionamento

 

Oggi tendiamo a guardare l’età del pensionamento come lo spartiacque tra maturità e vecchiaia. La definizione di un’età di pensionamento è un’invenzione piuttosto recente e indica un’età alquanto arbitraria.

Fino a tutta la Rivoluzione industriale, il pensionamento a una certa età era un’opzione accessibile solo a relativamente pochi ricchi europei. Tutti gli altri lavoravano sino al crollo, e poi morivano o non erano più in grado di lavorare.

L’inizio del pensionamento è un difficile passaggio da uno stato di lavoro pubblicamente riconosciuto a un altro, di perdita dei ruoli professionali. Ne derivano timori e paure di natura psicologica, sociale, economica, che si possono manifestare attraverso una complessa sintomatologia organica e psicosomatica. Il soggetto dovrebbe invece vivere il periodo in causa essendo libero da tensioni , per adeguarsi meglio alla realtà successiva; con la persuasione che il pensionamento avvia una fase non d’inutilità bensì piuttosto di meritato riposo, dopo anni di fatiche.

Come vivere in operosità la vita anziana

 

Chi è afflitto da un’idea traumatizzante del pensionamento, ha paura di diventare inutile e di peso agli altri, è vittima degli stereotipi culturali dominanti, sente spesso effetti sfavorevoli alla salute. Chi invece è sorretto da una concezione costruttiva, nutre un ragionevole ottimismo nelle proprie possibilità e nell’avvenire, aspira ad occuparsi di ciò che prima non gli è stato dato di fare, si ripromette di estendere le relazioni sociali nella propria comunità. Quelli che si collocano al centro della scala sono incerti: vorrebbero ora proseguire il lavoro retribuito ora sottrarsi alle sue costrizioni. Molti rimuovono così il pensiero del pensionamento, sino al giorno in cui si traduce in realtà. Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rilevano che «il prolungamento della vita attiva da un lato e il pensionamento di individui sani dotati di grande esperienza dall’altro originano una situazione paradossale. Uno dei compiti più importanti della società futura sarà la sostituzione del pensionamento obbligatorio con un’attività volontaria che corrisponda allo stato di ciascuno. Tutti potranno in tal modo usufruire di una vita più attiva e più felice».

Questa è la concezione del pensionamento attivo.

Le dimensioni dell’invecchiamento attivo

 

L’invecchiamento attivo è da intendere come tensione radicale dell’uomo a trovare e realizzare un significato e uno scopo nella vita. Una vita senza senso non è vera vita, in quanto l’uomo tende sempre a dei valori da realizzare, anche nella tarda età.

Inoltre il concetto di invecchiamento attivo deve essere visto come un concetto che ha molteplici dimensioni: in particolare, la dimensione fisica, la dimensione mentale, la dimensione spirituale.

Per quanto riguarda la dimensione fisica, è cosa agevole organizzare balli, passeggiate, esercizi in palestra, torneo di bocce, ecc.

Tutte queste iniziative sono legate a una fervida vita di relazione. Se questa era caldeggiabile prima, allorché il lavoro e la professione rendevano più frequenti e a volte obbligatori i contatti con l’esterno, tanto più lo diventa quando l’individuo, uscito dalla fase operativa o da qualsiasi impiego, vede subito diradarsi i suoi incontri con il prossimo. Può allora cadere in una apatia generale, sottesa da rimpianto per i ruoli perduti, e al tempo stesso in un’«atrofia per il futuro», espressione indicante la tendenza a ripiegare sul passato invece di guardare all’avvenire, che gli pare inesistente. È allora essenziale per l’uomo, assai più che per la donna, la quale ritrova nella vita di casa una ragione del suo essere, affinare i sentimenti della comunicazione intergenerazionale e della solidarietà, che, importantissimi anche negli anni precedenti, si fanno indispensabili nell’anzianità.

Per quanto riguarda la dimensione mentale, c’è da dire che i rimedi migliori all’invecchiamento precoce del cervello sono un’occupazione scelta liberamente e atta a gratificare la persona, e una rete di rapporti gradevoli con gli altri.

Una attività modesta ma continua, adeguata alle proprie capacità, è da raccomandare assai agli anziani desiderosi di conservarsi giovani sotto il profilo mentale.

Iniziative riguardanti la dimensione mentale possono essere le seguenti: a) Lettura di libri riguardanti il “senso della vita” e l’invecchiamento attivo; b) Discussioni di gruppo sulle letture effettuate al fine di assumere la convinzione che la vita ha un proprio valore anche nell’anzianità e che la felicità è legata alle relazioni con gli altri, alla capacità di trasmettere gioia, raggiungere uno scopo nella vita; c) Gare di recensione libri, gare di poesie e di racconti; d) Attività teatrale: non solo partecipazione a spettacoli teatrali, ma anche “fare gli attori”, allestendo commedie e pezzi teatrali con ruolo di attori; e) Scrivere le proprie memorie e socializzarle con la pubblicazione; f) La formazione: nel sistema di “invecchiamento attivo”, la “formazione“ assume una importanza fondamentale, in quanto in una società sempre più definita all’insegna della complessità e caratterizzata da un forte grado di cambiamento, la “formazione” si impone come una sfida, in quanto l’odierna società, dominata dall’informazione (“società cognitiva”), esige persone preparate in tutti i campi e in tutti i momenti della vita. Pertanto, si rende necessaria l’attuazione di progetti formativi non solo per le persone in attività di servizio, ma anche per coloro che hanno lasciato il servizio attivo: i pensionati.

In base a tale considerazione, si ritiene di poter attivare le seguenti azioni formative: a) La formazione al pensionamento; b) La formazione alla longevità; c) La formazione alla “nonnità”;     d) La formazione all’uso di Internet e delle tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione;      e) La formazione al dolore per la perdita di congiunti e di persone care; f) La formazione alla religiosità; g) La formazione al tramonto della vita.

Per quanto riguarda la dimensione spirituale, occorre dire che può ben essere considerata la più alta immagine dell’uomo, non potendo essere investigata con i metodi abituali della scienza: i suoi fenomeni, cioè, non possono essere misurati, astratti o prodotti con probabilità statistica.

Il termine spirituale, però, non è da confondere con un senso religioso dell’esistenza. Infatti, nella terminologia frankliana, la parola spirituale non ha alcuna associazione con un senso religioso o soprannaturale, in quanto lo spirituale è un aspetto dell’uomo,  considerato come unità inscindibile di corpo, mente, spirito.

La spiritualità rappresenta la dimensione più vera della umana esistenza, attraverso la quale ogni persona è libera di oltrepassare ogni dolore e ogni limite che sviluppa quella coscienza sveglia e affinata, educata al principio di responsabilità.

La spiritualità consacra alla verità e dà quel coraggio necessario per essere se stessi, nonostante ogni condizionamento. Non necessariamente un cattolico, un musulmano, un buddista realizza la propria dimensione spirituale. Il bisogno spirituale è una realtà dell’uomo, di tutti gli uomini indistintamente, a prescindere dal loro credo.

Nella tarda età, quanto meno spazio resta nell’ambito fisico e psichico, tanta più importanza acquista la vita spirituale che può rimanere attiva fino in età avanzata.

In questo sta il senso dell’invecchiamento attivo: l’accento spirituale di una serena filosofia della vita e di un ricco orientamento del senso dell’esistenza che ha già rielaborato, perfezionato e stilizzato gli impeti delle lotte giovanili e gli errori compiuti nel tentativo di realizzare concretamente il senso della vita; riposare tranquillamente protetti da una struttura di valori creata ed accettata personalmente, ripensare ai frutti di una vita multiforme eppure unica nel suo genere: questa è la tranquilla felicità degli anni della vecchiaia, che si perde purtroppo tanto spesso in un atteggiamento sbagliato e malsano verso questa fase della vita.

Le iniziative riguardanti la dimensione spirituale possono essere le seguenti: esercizi spirituali, meditazione, concezione religiosa e trascendente della vita, visione filosofica della vita.

Annotazione conclusiva

 

L’invecchiamento attivo si svolge sul filo della memoria. Potenza della memoria!

Nel tramonto della vita, emergono nitidi i ricordi di luoghi, fatti e persone appartenenti a tempi lontanissimi. Nella tarda età, il ricordare non solo giova, ma aiuta a vivere: vivere in compagnia dei propri ricordi acquieta l’anima e gratifica lo spirito. La vita può essere capita solo se si guarda indietro; può essere vissuta solo se si guarda avanti. Solo così si evita di andare avanti senza capire o di capire senza andare avanti.

Il consumismo ha devastato tutto. La società postmoderna giudica superflue cose essenziali ed essenziali cose superflue. La poesia, i valori di un tempo, il modo di vivere, di pensare, di scrivere, di stare con gli altri sono sostituiti dal tornaconto e dalla caducità. Non ci sono più né il passato, né il futuro. Il primo ha un solo pregio: quello di essere passato; il secondo, una sola attenuante: incertezza di sapere se ci saremo o no. Non si vive per la storia ma alla giornata. Ogni cosa, anche i sentimenti, viene ridotta all’hic et nunc. Nel paradosso del presente, scompaiono ideologie e dottrine religiose. “Se Gesù Cristo venisse tra noi oggi, gli uomini non lo crofiggerebbero. Lo inviterebbero a cena, ascolterebbero quel che avesse da dire, e riderebbero di lui” (Carlyle). Di pari passo, il contesto si è imbarbarito; la solidarietà e il bene comune sono stati sopraffatti dall’egoismo. Si brucia un bosco per cuocere un uovo; si abbatte un reperto antico per ricavare un garage. È un metro forsennato. In tutto questo caos, il ricordo del passato può avere un valore per impostare un invecchiamento attivo?

                                                                                                          Nicolò Rosario Lombardo

Cell. 3383720351      Cell.. 3453312200

nrlombardo@alice.it

INIZIATIVE DA PROGRAMMARE PER REALIZZARE UN INVECCHIAMENTO ATTIVO

 

Benessere e vita relazionale nella tarda età

 

Il miglioramento delle condizioni generali di vita ha favorito l’aumento della vita media delle persone, mettendo in luce le problematiche della condizione anziana. Problematiche rese più acute dall’isolamento, almeno apparente, della famiglia nucleare, per cui spesso viene a mancare agli anziani il sostegno del contesto della famiglia estesa, tipica di una civiltà contadina, in cui la transizione da una fase all’altra della vita avveniva in modo più graduale e meno drammatico, sullo sfondo di una maggiore continuità di attività e di rapporti.

Nella situazione attuale, bisogna distinguere all’interno della condizione anziana almeno due fasi: quella che ha come «evento critico» il pensionamento e una seconda fase in cui il problema centrale è invece il decadimento fisico.

Affinché si realizzi una anzianità operosa e priva di malattie, è auspicabile che, dopo il pensionamento, i soggetti interessati impostino progetti significativi, all’interno di organizzazioni, famiglia e società.

Solo quando si hanno degli impegni e si impostano progetti significativi, il nostro sistema immunitario è rafforzato e le forze degenerative dell’invecchiamento rallentano.

Pertanto il pensionamento non è il «tempo vuoto», ma il tempo pieno di interessi e di obiettivi da raggiungere.

Il pensionamento

 

Oggi tendiamo a guardare l’età del pensionamento come lo spartiacque tra maturità e vecchiaia. La definizione di un’età di pensionamento è un’invenzione piuttosto recente e indica un’età alquanto arbitraria.

Fino a tutta la Rivoluzione industriale, il pensionamento a una certa età era un’opzione accessibile solo a relativamente pochi ricchi europei. Tutti gli altri lavoravano sino al crollo, e poi morivano o non erano più in grado di lavorare.

L’inizio del pensionamento è un difficile passaggio da uno stato di lavoro pubblicamente riconosciuto a un altro, di perdita dei ruoli professionali. Ne derivano timori e paure di natura psicologica, sociale, economica, che si possono manifestare attraverso una complessa sintomatologia organica e psicosomatica. Il soggetto dovrebbe invece vivere il periodo in causa essendo libero da tensioni , per adeguarsi meglio alla realtà successiva; con la persuasione che il pensionamento avvia una fase non d’inutilità bensì piuttosto di meritato riposo, dopo anni di fatiche.

Come vivere in operosità la vita anziana

 

Chi è afflitto da un’idea traumatizzante del pensionamento, ha paura di diventare inutile e di peso agli altri, è vittima degli stereotipi culturali dominanti, sente spesso effetti sfavorevoli alla salute. Chi invece è sorretto da una concezione costruttiva, nutre un ragionevole ottimismo nelle proprie possibilità e nell’avvenire, aspira ad occuparsi di ciò che prima non gli è stato dato di fare, si ripromette di estendere le relazioni sociali nella propria comunità. Quelli che si collocano al centro della scala sono incerti: vorrebbero ora proseguire il lavoro retribuito ora sottrarsi alle sue costrizioni. Molti rimuovono così il pensiero del pensionamento, sino al giorno in cui si traduce in realtà. Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rilevano che «il prolungamento della vita attiva da un lato e il pensionamento di individui sani dotati di grande esperienza dall’altro originano una situazione paradossale. Uno dei compiti più importanti della società futura sarà la sostituzione del pensionamento obbligatorio con un’attività volontaria che corrisponda allo stato di ciascuno. Tutti potranno in tal modo usufruire di una vita più attiva e più felice».

Questa è la concezione del pensionamento attivo.

Le dimensioni dell’invecchiamento attivo

 

L’invecchiamento attivo è da intendere come tensione radicale dell’uomo a trovare e realizzare un significato e uno scopo nella vita. Una vita senza senso non è vera vita, in quanto l’uomo tende sempre a dei valori da realizzare, anche nella tarda età.

Inoltre il concetto di invecchiamento attivo deve essere visto come un concetto che ha molteplici dimensioni: in particolare, la dimensione fisica, la dimensione mentale, la dimensione spirituale.

Per quanto riguarda la dimensione fisica, è cosa agevole organizzare balli, passeggiate, esercizi in palestra, torneo di bocce, ecc.

Tutte queste iniziative sono legate a una fervida vita di relazione. Se questa era caldeggiabile prima, allorché il lavoro e la professione rendevano più frequenti e a volte obbligatori i contatti con l’esterno, tanto più lo diventa quando l’individuo, uscito dalla fase operativa o da qualsiasi impiego, vede subito diradarsi i suoi incontri con il prossimo. Può allora cadere in una apatia generale, sottesa da rimpianto per i ruoli perduti, e al tempo stesso in un’«atrofia per il futuro», espressione indicante la tendenza a ripiegare sul passato invece di guardare all’avvenire, che gli pare inesistente. È allora essenziale per l’uomo, assai più che per la donna, la quale ritrova nella vita di casa una ragione del suo essere, affinare i sentimenti della comunicazione intergenerazionale e della solidarietà, che, importantissimi anche negli anni precedenti, si fanno indispensabili nell’anzianità.

Per quanto riguarda la dimensione mentale, c’è da dire che i rimedi migliori all’invecchiamento precoce del cervello sono un’occupazione scelta liberamente e atta a gratificare la persona, e una rete di rapporti gradevoli con gli altri.

Una attività modesta ma continua, adeguata alle proprie capacità, è da raccomandare assai agli anziani desiderosi di conservarsi giovani sotto il profilo mentale.

Iniziative riguardanti la dimensione mentale possono essere le seguenti: a) Lettura di libri riguardanti il “senso della vita” e l’invecchiamento attivo; b) Discussioni di gruppo sulle letture effettuate al fine di assumere la convinzione che la vita ha un proprio valore anche nell’anzianità e che la felicità è legata alle relazioni con gli altri, alla capacità di trasmettere gioia, raggiungere uno scopo nella vita; c) Gare di recensione libri, gare di poesie e di racconti; d) Attività teatrale: non solo partecipazione a spettacoli teatrali, ma anche “fare gli attori”, allestendo commedie e pezzi teatrali con ruolo di attori; e) Scrivere le proprie memorie e socializzarle con la pubblicazione; f) La formazione: nel sistema di “invecchiamento attivo”, la “formazione“ assume una importanza fondamentale, in quanto in una società sempre più definita all’insegna della complessità e caratterizzata da un forte grado di cambiamento, la “formazione” si impone come una sfida, in quanto l’odierna società, dominata dall’informazione (“società cognitiva”), esige persone preparate in tutti i campi e in tutti i momenti della vita. Pertanto, si rende necessaria l’attuazione di progetti formativi non solo per le persone in attività di servizio, ma anche per coloro che hanno lasciato il servizio attivo: i pensionati.

In base a tale considerazione, si ritiene di poter attivare le seguenti azioni formative: a) La formazione al pensionamento; b) La formazione alla longevità; c) La formazione alla “nonnità”;     d) La formazione all’uso di Internet e delle tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione;      e) La formazione al dolore per la perdita di congiunti e di persone care; f) La formazione alla religiosità; g) La formazione al tramonto della vita.

Per quanto riguarda la dimensione spirituale, occorre dire che può ben essere considerata la più alta immagine dell’uomo, non potendo essere investigata con i metodi abituali della scienza: i suoi fenomeni, cioè, non possono essere misurati, astratti o prodotti con probabilità statistica.

Il termine spirituale, però, non è da confondere con un senso religioso dell’esistenza. Infatti, nella terminologia frankliana, la parola spirituale non ha alcuna associazione con un senso religioso o soprannaturale, in quanto lo spirituale è un aspetto dell’uomo,  considerato come unità inscindibile di corpo, mente, spirito.

La spiritualità rappresenta la dimensione più vera della umana esistenza, attraverso la quale ogni persona è libera di oltrepassare ogni dolore e ogni limite che sviluppa quella coscienza sveglia e affinata, educata al principio di responsabilità.

La spiritualità consacra alla verità e dà quel coraggio necessario per essere se stessi, nonostante ogni condizionamento. Non necessariamente un cattolico, un musulmano, un buddista realizza la propria dimensione spirituale. Il bisogno spirituale è una realtà dell’uomo, di tutti gli uomini indistintamente, a prescindere dal loro credo.

Nella tarda età, quanto meno spazio resta nell’ambito fisico e psichico, tanta più importanza acquista la vita spirituale che può rimanere attiva fino in età avanzata.

In questo sta il senso dell’invecchiamento attivo: l’accento spirituale di una serena filosofia della vita e di un ricco orientamento del senso dell’esistenza che ha già rielaborato, perfezionato e stilizzato gli impeti delle lotte giovanili e gli errori compiuti nel tentativo di realizzare concretamente il senso della vita; riposare tranquillamente protetti da una struttura di valori creata ed accettata personalmente, ripensare ai frutti di una vita multiforme eppure unica nel suo genere: questa è la tranquilla felicità degli anni della vecchiaia, che si perde purtroppo tanto spesso in un atteggiamento sbagliato e malsano verso questa fase della vita.

Le iniziative riguardanti la dimensione spirituale possono essere le seguenti: esercizi spirituali, meditazione, concezione religiosa e trascendente della vita, visione filosofica della vita.

Annotazione conclusiva

 

L’invecchiamento attivo si svolge sul filo della memoria. Potenza della memoria!

Nel tramonto della vita, emergono nitidi i ricordi di luoghi, fatti e persone appartenenti a tempi lontanissimi. Nella tarda età, il ricordare non solo giova, ma aiuta a vivere: vivere in compagnia dei propri ricordi acquieta l’anima e gratifica lo spirito. La vita può essere capita solo se si guarda indietro; può essere vissuta solo se si guarda avanti. Solo così si evita di andare avanti senza capire o di capire senza andare avanti.

Il consumismo ha devastato tutto. La società postmoderna giudica superflue cose essenziali ed essenziali cose superflue. La poesia, i valori di un tempo, il modo di vivere, di pensare, di scrivere, di stare con gli altri sono sostituiti dal tornaconto e dalla caducità. Non ci sono più né il passato, né il futuro. Il primo ha un solo pregio: quello di essere passato; il secondo, una sola attenuante: incertezza di sapere se ci saremo o no. Non si vive per la storia ma alla giornata. Ogni cosa, anche i sentimenti, viene ridotta all’hic et nunc. Nel paradosso del presente, scompaiono ideologie e dottrine religiose. “Se Gesù Cristo venisse tra noi oggi, gli uomini non lo crofiggerebbero. Lo inviterebbero a cena, ascolterebbero quel che avesse da dire, e riderebbero di lui” (Carlyle). Di pari passo, il contesto si è imbarbarito; la solidarietà e il bene comune sono stati sopraffatti dall’egoismo. Si brucia un bosco per cuocere un uovo; si abbatte un reperto antico per ricavare un garage. È un metro forsennato. In tutto questo caos, il ricordo del passato può avere un valore per impostare un invecchiamento attivo?

                                                                                                          Nicolò Rosario Lombardo

 

UNICULT, progetto di UNIPOP Università Popolare di Palermo; ideazione  Antonio Licata, editor Sandra Guddo.

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