La setta angelica di Gaetano D’Andrea = rec. Pippo La Barba

  GAETANO D’ANDREA: LE PERVERSE DEVIAZIONI DEI CHIERICI

Nel suo ultimo romanzo “La setta angelica”, Europa Edizioni, lo scrittore Gaetano D’Andrea, già dirigente scomodo del vecchio P.C.I. e a lungo sindaco di Alia, analizza tra realtà e leggenda fatti inquietanti del suo territorio avvenuti tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento

Ne “La setta angelica“ Gaetano D’Andrea narra di una  setta religiosa che  praticava inaudite (e impunite) violenze fisiche e morali nei confronti di ragazze  disturbate e fortemente  influenzate da ingenue credenze di purificazione spirituale. Il paradigma di questa vicenda è la storia iniziale della signora Jole, una ragazza fiorentina, bella e di buona famiglia, ingannata da un siciliano di cui diviene moglie e che diventa vittima dell’animalesca sessualità del marito. Violenza passivamente subita in un contesto ambientale rurale connotato da codici ancestrali di sopraffazione e di dominio dell’uomo sulla donna. Nella seconda parte del romanzo si parla invece della “setta angelica”, una associazione segreta di preti in cui gli stessi esercitano su ragazze ingenue e vergini perverse pratiche erotiche coperte da un cialtronesco e millantato potere di purificazione religiosa. Questa associazione fu creata a Cammarata, paese confinante con il comune di Alia, da un monaco domenicano, presumibilmente nel 1870. I religiosi, approfittando delle confessioni, plagiavano le ragazze  e le violentavano finchè una di queste, rimasta incinta,  costretta ad abortire per soffocare lo scandalo, come impazzita non iniziò a narrare in pubblico la propria sventura.  Allora la fecero arrestare e rinchiudere in una lurida segreta delle carceri mandamentali di Termini Imerese.  Rinchiusa e dimenticata, la sua vita si spense lentamente lasciandosi alle spalle tragici eventi come il suicidio di sette novizie che si buttarono a testa in giù dal campanile della Chiesa Madre.

Con molta onestà intellettuale l’autore, che in precedenza ha narrato in diversi volumi la storia sociale di Alia, suo paese natio, ha precisato la vera genesi del romanzo.  Gliene da lo spunto Andrea Camilleri, che in una nota a margine del suo racconto “La setta degli angeli” afferma di averne attinto l’ispirazione da Gaetano D’Andrea. In verità il volume cui fa riferimento Camilleri, che si chiama “Con la patria nel cuore”,  è stato scritto da Matteo Teresi (il primo a parlare della setta) e pubblicato nel 1998. Gaetano D’Andrea, allora sindaco di  Alia, ne aveva curato solo la prefazione, essendo il libro  stato sponsorizzato dal Comune.

Pippo La Barba

One thought on “La setta angelica di Gaetano D’Andrea = rec. Pippo La Barba

  • 26 Marzo 2017 in 22:22
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    Non ho letto il romanzo, ma conoscendo bene da quasi mezzo secolo Gaetano D’andrea e la sua curiosità intellettuale mai disgiunta da una certa sensibilità sociale, non dubito che la narrazione si sviluppi nel modo descritto – con la concretezza e la sinteticità che lo contraddistinguono – Pippo La Barba.Posso inoltre aggiungere che D’Andrea è un profondo conoscitore dell’ambiente e della mentalità degli abitanti della sua Alia e della stessa Termini Imerese, dove ha avuto modo di svolgere attività politica. Ad entrambi gli amici (Tanino e Pippo) va la mia stima e la mia gratitudine. Ne consiglio inoltre la lettura a tutti i miei amici.

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